Una chiesa stracolma, un silenzio assorto, una partecipazione intensa e commossa: queste le immagini e le suggestioni che sono rimaste impresse in chi ha partecipato, giovedì 1 settembre, in san Fedele a Como alla elevazione spirituale che Agorà ha voluto proporre per ricordare don Enrico Malinverno  (dovremmo dire monsignor Enrico Malinverno, ma  lui era per tutti don Enrico).
A chi gli avesse proposto un concerto in suo onore, don Enrico, da persona schiva da tutto ciò che si riferiva alla sua persona,  avrebbe risposto con una risata, una scrollata di spalle, magari  avrebbe aggiunto una delle sue efficaci, talvolta provocatorie,  battute ironiche.
Ma un momento spirituale di meditazione  e di elevazione a quel Dio per il Quale ha sempre operato con passione, questo sì, avrebbe riscosso la sua incondizionata approvazione.
Da qui si è mossa l’Associazione Agorà, incontri culturali albatesi, nel promuovere  la serata: un momento che ci unisse nella Fede, attraverso la Storia della Chiesa e dell’arte (e la Basilica di S. Fedele ce ne dà testimonianza piena), nel canto e nella musica sacra come espressione autentica di preghiera.
Ma ci muoveva anche la consapevolezza che quei doni che don Enrico aveva profuso nel nativo territorio albatese, con grande generosità li ha testimoniati  in tutte quelle realtà in cui aveva avuto modo di operare: la famiglia, il Seminario, le parrocchie in cui ha svolto il ministero o a cui ha dato sino all’ultimo collaborazione,  la Curia, l’ufficio diocesano Cinema, i monasteri, le case di cura e per gli anziani, le associazioni, e tante altre realtà piccole e grandi in cui ha avuto modo di operare.
Ci ha mosso la consapevolezza che i doni ricevuti da lui ci inserivano in un circolo virtuoso di tantissime persone  che sentivano il privilegio di aver potuto essere per un pezzo del proprio cammino con don Enrico, di aver vissuto  con lui momenti di preghiera, di azione, di ricreazione con lo sguardo rivolto ad un orizzonte più grande.
L’iscrizione nel cortile di una casa in via Rusconi, a pochi passi dalla chiesa di S. Fedele,  ci dice il senso umano della vita: nelle cose umane non si potrebbe dare migliore prova di sé che presentare alle generazioni future  una testimonianza splendida di essere un giorno vissuto lodevolmente.
Don Enrico ha dato alla sua esistenza, umanamente lodevole, un’impronta operosamente cristiana: a Dio  ha  portato una vita vissuta nella pienezza evangelica.
Per questo l’essere stati in tanti lì, quella sera, ha dato umanamente  il segno di quanto ci manca, ma anche, cristianamente, la dimensione  comunitaria della Fede, la gioia di essere popolo in cammino verso la Casa del Padre nella storia della Salvezza.
Ricordare don Enrico ha significato allora, e non solo per etimologia, portarlo al cuore, portarlo nel cuore.
Don Enrico che ci ha preceduto nell’aldilà ci lascia una testimonianza che diventa per ciascuno impegno a proseguire con tenacia e a vivere il messaggio evangelico.

L’elevazione spirituale ha potuto contare sulla bella voce di Nikolina Pinko: amica di Agorà, ormai proiettata verso una carriera di successi importanti, da qualche anno viene dalla sua Zagabria a trascorrere nella nostra Albate le sue vacanze.
Vacanze un po’ speciali, perché accetta di far dono della sua dote canora con una serie di incontri musicali particolarmente graditi. Oltre alla serata in S. Fedele, infatti, si è esibita ad Albate in un repertorio lirico accompagnata dall’abile ed esperto maestro Paolo Sala, e in due matinéé nelle case per anziani “S. Marcellina” e delle suore Giuseppine di via Borgovico.

In S. Fedele era accompagnata da Lorenzo Pestuggia, bravo  organista e compositore, musicista di chiesa come ama definirsi, attento studioso dei maestri di cappella del Duomo di Como. Il repertorio comprendeva brani suggestivi di musica sacra, con una particolare predilezione per i canti alla Madonna, a cui don Enrico era devotissimo, e ai Salmi: dal salmo 27 il titolo dell’elevazione: “Il Signore è mia luce e mia salvezza”. La voce limpidissima di Nikolina ha offerto  davvero momenti di grande intensità spirituale in un percorso meditativo ben coadiuvato dalla lettura personale dei testi preparati da Agorà..

Pochi mesi prima di morire don Enrico consegnava ad Agorà  le bozze di un suo contributo sulla storia della chiesa che è in Albate e lo concludeva con un augurale ad multos annos, a Lui commossi diciamo ora con convinzione in aeternum per l’Eternità.
E sicuramente dal Paradiso ci accompagna con simpatia nel nostro pellegrinaggio terreno.

 

Il programma di sala

Note spirituali

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