Che il Museo del Duomo di Milano nel suo nuovo allestimento fosse meta “attrattiva” ci siamo accorti già nella fase preliminare delle  prenotazioni (alcune giunte da Milano!!): in pochi giorni il gruppo si è costituito in toto e per giunta con una bella “coda” di persone in attesa.
In pulmann ci si è subito affiatati: il saluto della presidente Maria Montorfano, del capogruppo Carlo Tettamanti e le note storiche di Franca hanno fatto “gruppo”. Con questo spirito ci siamo diretti a Milano, un po’ con lo spirito dell’ “albatesità” in trasferta.

La realtà ha superato le attese. Il nuovo allestimento in palazzo Reale è davvero ben riuscito e riesce a catturare l’attenzione dei visitatori con un gioco sapiente di luci, ma soprattutto con un adeguato studio nell’esposizione dei materiali: suddivisi in tredici percorsi tematici, aiutano a ricostruire la storia di arte e di fede che il Duomo di Milano simboleggia.
Sono lì condensati 626 anni di storia della Cattedrale milanese, con oltre 200 opere a essa collegate: sculture, dipinti, arazzi, vetrate. E’ lì esposto il prezioso Tesoro, finora conservato nel Duomo, che con i suoi capolavori di oreficeria e avori, arredi e paramenti sacri, miracolosamente scampati alle dispersioni e agli espropri napoleonici, resta uno dei più importanti d’Europa.
Già nelle prime sale abbiamo ammirato opere straordinarie:  l’Evangeliario e la Croce di Ariberto (XI sec.), calici, ostensori (quelli ambrosiano a forma di piccolo tabernacolo si distinguono da quelli a noi consueti “a sole raggiato”), candelabri in cristallo di rocca. Opere “preziose” anche  per  quello spirito di grande devozione che li commissionava.
Il grande modello del Duomo in legno (il Modellone  appunto) con scala 1:22 ci ha fatto conoscere le modalità del lavoro preparatorio (non esistevano allora i … rendering digitali!!!): opere d’arte esse stesse facevano da esempio dei progetti e testimonianza veritiera degli effetti finali di un cantiere che davvero fu mastodontico.
Nella sala delle sculture (tutti pezzi originali tolti dall’esterno per evitare gli ammaloramenti determinati dall’inquinamento atmosferico) le statue dei Santi fanno da corona affollata all’Adorazione divina: ciascuna con le caratteristiche iconografiche che le contraddistinguono a rappresentare la sacralità, ciascuna testimonianza di un lavoro paziente e pregevole di migliaia di scalpellini, artisti che nelle epoche diverse hanno saputo lavorare il  marmo rosa di Candoglia con maestria (e del resto il loro appellativo era proprio quello di “magistri”). Erano provenienti dalle più varie parti d’Europa e rappresentanti  delle diverse scuole, una eterogenea presenza di culture, lingue, tradizioni, una sorta di  “torre di Babele”, come l’hanno definita le nostre guide (bravissime e coinvolgenti).
Affascinante la sala delle vetrate: solitamente viste da lontano, esse ci hanno colpito per la possibilità di scoprire da vicino colori, intelaiature, spunti narrativi. Parlano al cuore e comunicano il senso della spiritualità che le determina.
Anche l’ “anima” della Madonnina, la parte interna di armatura sostituita recentemente con un’analoga in metalli più leggeri, ci ha aiutato a capire meglio le proporzioni di quanto, visto dal basso, ci appare minuscolo.
Ma soprattutto, pensando a ciò che la Madonnina rappresenta per i Milanesi, ci è venuto spontaneo pensare alla grande coralità che sta dietro al Duomo di Milano e al suo Museo, che ci narra la fatica, la ricchezza, la dedizione, la spiritualità di un’intera città.

 

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