Il settimo incontro di “Leggevamo ad Albate II edizione ” organizzato dalla Scuola G. Marconi di Albate, si è svolto presso l’aula magna dell’istituto. Il saluto del dirigente Prof. Giuliano Fontana ha aperto la serata che è iniziata con un intervento musicali da parte dei ragazzi. Ricordiamo che la scuola ha istituito da due anni un corso ad indirizzo musicale.
Anche le successive letture sono state intervallate da momenti musicali eseguiti naturalmente dai ragazzi.

 Matteo ci ha proposto “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda.  
Un bambino che non sa quando è nato con un sorriso gentile e malinconico e una nutrita dose di ironia, e che intorno ai dieci anni comincia un viaggio verso qualcosa che non conosce, alla ricerca di un posto qualunque in cui crescere. Mettiamo che questo bambino sia nato nella provincia di Ghazni, nel Sud-est dell’Afghanistan, che appartenga all’etnia hazara, e che il suo viaggio lo porti ad attraversare, oltre alla propria nazione, il Pakistan, l’Iran, la Turchia e la Grecia, per trovare, dopo cinque anni spesi in strada tra lavori improbabili, speranze impreviste e momenti drammatici, una casa e una famiglia in Italia. Il giovane afghano, che oggi ha vent’anni, racconta la propria storia a qualcuno che accetta di scriverla. La storia quindi di una vicenda personale, quella di Enaiatollah Akbari, strappati via dagli eventi drammatici della nostra storia recente, tra Medio Oriente e Occidente. Un viaggio che Enaiatollah Akbari ripercorre anche quando dimenticare sarebbe più semplice, e che racconta, soprattutto a se stesso, ma con la speranza che tutti lo ascoltino.

Filippo e Miranda ci hanno letto brani tratti dall’Iliade di Omero.
L’Iliade è il più antico poema dell’Occidente, dove si narra l’assedio di una città e implicitamente, si celebra una vittoria storica di enorme prestigio: quella che portò l’esercito confederato degli Elleni a conquistare e distruggere la più bella, ricca e famosa città del Medio Oriente: Troia

Valentina ha presentato “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti.
Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto così grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di una misera frazione dispersa tra i campi di grano. La storia è ambientata nell’estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell’Italia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva. In questo paesaggio dominato dal contrasto tra la luce abbagliante del sole e il buio della notte si alternano colpi di scena sapienti, la commedia, il mondo dei rapporti infantili, la lingua e la buffa saggezza dei bambini, la loro tenacia, la forza dell’amicizia e il dramma del tradimento. E insieme tratteggia un indimenticabile campionario di adulti.

Giuseppe nuovo lettore di Leggevamo ha proposto “Storia della filosofia greca. I presocratici” di De Crescenzo Luciano
Con tocco lieve e lucidissimo, l’autore racconta la storia dei suoi amati filosofi greci e dei saggi napoletani suoi concittadini. Socrate, Platone, Aristotele ed Epicuro si alternano a Scisciò, Alfonso Carotenuto e Salvatore Palumbo, discutendo di bene e male, di logica e di virtù. Il testo è diviso in due parti comprendenti “i presocratici” e ” da Socrate in poi” e rende incredibilmente piacevole ciò che ci ha angosciato sui banchi di scuola.
La domanda finale di Giuseppe al pubblico presente è stata: lo assolviamo? Rivolto ad un imputato in un processo dove le parti fra colpevoli e innocenti vengono ribaltate dalla più che fantasiosa arringa dell’avvocato.

Morena ci ha letto un brano tratto da “Ti racconto Dio” di Pino Pellegrini.
Anthony De Mello diceva che “una storia è la strada più breve tra un essere umano e la verità”. Ecco il perché dei nostri 103 racconti. Racconti che vogliono rendere accattivante Dio. Racconti che vogliono aiutare i ragazzi ad avere di Lui una splendida opinione.  Sta qui la ragione e la preziosità di queste godibilissime pagine.

Asia ci ha proposto un brano tratto da “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia.
Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande. Bianca come il latte, rossa come il sangue racconta cosa succede nel momento in cui nella vita di un adolescente fanno irruzione la sofferenza e lo sgomento, e il mondo degli adulti sembra non aver nulla da dire.

Federica ha letto un racconto da “L’inventore di sogni” di Ian McEwan.
Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l’intera famiglia, un po’ per noia e un po’ per dispetto, con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera… Peter Fortune è un sognatore a occhi aperti, un bambino sempre tra le nuvole, che inventa avventure rocambolesche e fantastiche per sfuggire alla noia e alla normalità della sua vita.

Luigino, assiduo lettore di leggevamo, ci ha proposto questa volta “Parole in liberta vigilata” di Erminia Bellini e Andrea di Stefano
Non tutti i linguisti hanno considerato l’etimologia una disciplina vera e propria, o, comunque, una com¬ponente fondamentale della propria scienza. Eppure lo studio delle etimologie è una delle pratiche linguistiche più antiche. Il “per¬ché si dice così?” è una domanda che tutti, prima o poi, formuliamo, e a cui molti hanno cercato di rispon¬dere, anche se non sempre con il garbo e la competen¬za degli autori di questo volume. Insomma, l’etimologia non sarà forse una discipli¬na, ma è certamente il luogo di molteplici incroci di¬sciplinari, l’occasione, per chi la pratica, di molti incontri importanti. Giocare con le parole non è mai fine a se stesso: le parole, in sé e nel loro insieme, rappresentano il materiale più im¬portante di cui possiamo disporre.

Alice ci ha presentato “Morga. La maga del vento” di Moony Witcher
Anno 500, pianeta Emios. Morga ha dodici anni, capelli neri, occhi blu e lentiggini violetta. Grazie alle arti magiche che le ha insegnato la Bramante Bianca, Morga legge il cielo guardando le nuvole e le stelle, annusa il vento che le dice dove andare, beve la pioggia per pulire i pensieri e ascolta il silenzio per scoprire i segreti delle energie. Sul pianeta dalle tre lune, lei è l’unica Imperfetta, perché porta in sé DNA umano, proibito dall’Imperalegge dei Fhar, che hanno cancellato nella popolazione il ricordo dei sentimenti. Ma se Morga è l’Imperfetta di cui parla l’antica profezia, allora costituisce la minaccia peggiore per l’Imperalegge e l’unica speranza per il popolo di Emiòs, che da troppo tempo ha dimenticato l’amore, la libertà, e le proprie origini terrestri.

Elisabetta ha letto “Il mio inverno a Zerolandia” di Paola Predicatori.
Alessandra ha diciassette anni quando la sua mamma muore dopo una lunga malattia. Chiusa in un dolore che non molla la presa, vuole solo essere lasciata in pace. Così quando torna a scuola s’infila nel banco di Gabriele detto Zero, la nullità della classe: solitario, silenzioso, voti pessimi. Un reietto più una reietta, pensa Alessandra, si annulleranno a vicenda. E invece Zero si rivela più interessante e attraente di quello che sembra.

Aurora ha proposto “Il barone rampante” Calvino Italo.
Il narratore ripercorre la lunga vicenda del fratello, Cosimo di Rondò, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo a Ombrosa, in Liguria. Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Si costruisce cosi un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione. Vive anche una tormentata storia d’amore con la volubile Viola. Cosimo muore vecchio, senza mai discendere in terra: ammalato, in punto di morte, si aggrappa alla fune di una mongolfiera e scompare mentre attraversa, così appeso, il mare.

Matteo invece “Gli amori difficili” sempre di Italo Calvino
Le difficoltà dei rapporti, che siano tra uomo e donna, tra l’uomo e la società, tra l’uomo e le sue passioni sono il tema de Gli amori difficili.
Nella prima parte i vari racconti sono riportati con il titolo di “Avventura”. Si ha così L’avventura di una bagnante, L’avventura di un lettore, L’avventura di un soldato. Con un linguaggio ironico e tagliente, Calvino riesce a metterci di fronte una serie di possibili scenari partendo da situazioni semplici, complicandoli in modo naturale e accennando anche a delle possibili conclusioni, quelle forse più improbabili, lasciandoci sulle labbra un sorriso amaro. La seconda parte è fatta invece di due soli racconti narrati in prima persona che sono soprattutto di denuncia sociale. Qui la condizione di miseria in cui versa la popolazione italiana è messa in evidenza trattando di due situazioni, la formica argentina e lo smog, indefinibili, dai contorni sfumati, impalpabili, piaghe che entrano dentro senza accorgersene, corrodendo l’uomo in modo lento e costante. La condizione generale di miseria è accompagnata da quella di rassegnazione nell’uomo nel non riuscire a vivere la vita come dovrebbe essere vissuta, vivendo così una vita né migliore né peggiore di tutte le altre vite possibili. Ma forse un’altra possibilità c’è, forse una possibile speranza esiste.

Guido , lettore abituale,ci ha voluto presentare “Un anno sull’altopiano” di Emilio Lussu.
Il libro incomincia raccontando la guerra di trincea in pianura. Dopo poco tempo la brigata riceve l’ordine di trasferirsi sulle montagne, nella zona di Asiago. Tutti pensavano di non dover più fare la guerra di trincea: nei primi tempi è così ma poi torna ad essere la solita guerra. Nel libro è molto ben descritto lo stato dei soldati, la paura anche nei momenti di “calma”, della speranza che se devono essere uccisi preferiscono esserlo mentre sono in trincea, all’improvviso. E’ racchiusa l’angoscia delle ore prima di un assalto, che si intuiva pur senza esserne informati, perché arrivavano i tubi di esplosivo e molto liquore. Un cruento e realistico racconto della guerra che racconta una tragedia di uomini comandati il più delle volte da comandanti incapaci.

Ester invece ci ha letto “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie
Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa, situata nell’isola di Nigger Island che è caratterizzata dalla sua forma, la quale ricorda una testa di negro. Le dieci persone sono state invitate tramite una lettera anonima che in alcuni casi sembrava mandata da diversi amici dei protagonisti. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito, ritrovandosi tutti lì. Per i protagonisti (assassini), inizia un incubo, infatti ognuno di loro verrà assassinato in base a una filastrocca per bambini situata sopra il caminetto di ogni stanza. Inoltre inizialmente sopra il tavolo da pranzo sono presenti 10 negretti di porcellana che ad ogni morte di un personaggio diminuiscono di 1.

Per i tanti lettori presenti non hanno potuto presentare il loro libro Flavio, “Le ragazze di Kabul” di Roberta Gately e Cesara , “Un re senza distrazione “ di Jean Giono.

Come sempre le letture sono state intervallate da momenti musicali eseguiti degli alunni del corso musicale.
Alle chitarre Denise, Marta, Aurora , Gabriele, James, Giulia, Romeo e Giampaolo.
Al pianoforte hanno suonato Giovanni, Chetra, Sara, Gabriele, Alessandro e Cristina.
Con il clarinetto hanno suonato Ester, Agata, Francesca, Anna Mae e Sara.
Ringraziamo il Prof. Fontana che già dai primi incontri organizzativi di questa manifestazione, ha accolto entusiasticamente la proposta.
Grazie anche ai Prof. Cancellieri, Lamon, Chindamo, Galli, Palladino, Tommasetta e Palladino.
E naturalmente un grazie a tutti i ragazzi lettori e musicisti accompagnati dai tanti genitori.
L’invito a tutti è per l’ultimo appuntamento sabato 24  maggio 2014 alle ora 10.30 , che si svolgerà presso la Casa Circondariale del Bassone.
E non dimenticate di portare il vostro libro da leggere!

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