Introduzione

 

Prosegue con questo volume la  ricerca appassionata sulla storia di Albate che rappresenta uno dei filoni significativi  dell’impegno della Associazione Agorà, incontri culturali albatesi.
Ne scaturisce, come per le altre pubblicazioni, il quadro di una storia semplice e nel contempo complessa, che intreccia le vicende quotidiane di una piccola comunità rurale e poi  operaia,  quale fu Albate sino ad alcuni decenni fa, con quelle più ampie del territorio e dei tempi.

Lo studio sulle chiese albatesi (che tra l’altro ha portato ad alcuni inediti interessantissimi) è nato proprio dalla piana  consapevolezza di avere di fronte edifici forse non eclatanti per l’aspetto artistico, ma in ogni modo pregevoli in quanto forti attestazioni del  legame intenso che ha unito nei secoli le comunità albatese e trecallese ai luoghi di culto nella manifestazione di una fede radicata.
E se da un lato  la povertà dei mezzi non ha consentito di produrre nelle due chiese esemplari artistici di elevato livello, (si veda il commento del vescovo Carafino) , dall’altro il senso forte di appartenenza religiosa e civile ha fatto sì che non andasse disattesa nessuna osservazione che i diversi Vescovi  hanno lasciato negli atti delle visite  pastorali: è interessante notare che gli interventi suggeriti al termine delle visite pastorali risultano puntualmente eseguiti nella visita successiva .
“Ghe n’emm de rob bei”: il commento orgoglioso di un’anziana signora di fronte all’altare, lascia intravedere proprio questo attaccamento sincero ed immediato che nel corso degli anni ha visto gli Albatesi  e i Trecallesi impegnarsi perché le loro chiese fossero adeguate per ampiezza al concorso dei fedeli ed idonee ad esprimere in senso liturgico il cammino di fede. Anche quando per le temperie culturali gli interventi hanno proposto soluzioni oggi discutibili (si pensi al pavimento di piode sostituito nel 1925 in Albate da un più banale pavimento in mattonelle di cemento), sempre si deve considerare  la volontà in direzione “migliorativa” degli spazi religiosi.
Per questo il volume ha voluto proporre versanti diversi di riflessione. Il prof. Alberto Rovi ha seguito l’aspetto più strettamente architettonico e storico, per evidenziare i cambiamenti delle strutture: a lui si devono alcune scoperte di rilievo in ordine alla attribuzione di due quadri presenti nell’edificio di Trecallo e alla ricostruzione inedita delle fasi dell’ampliamento ottocentesco della chiesa di Albate.
Monsignor Enrico Malinverno ha ripercorso  la storia della chiesa che fu in Albate attraverso i vari sacerdoti che ne ressero la cura parrocchiale (con un accenno puntuale, per dove è possibile,  alle vocazioni native). A lui, albatese appassionato, che vede dal cielo postuma la pubblicazione, va un pensiero riconoscente.
Si aggiungono schede  di approfondimento che fanno sintesi di alcuni aspetti significativi: il campanile, le figure affrescate, gli inventari, i documenti di archivio.
A chi ha contribuito alla pubblicazione  con la ricerca e con il sostegno va il grazie più sincero di Agorà; agli Albatesi, ai Trecallesi e a chi vorrà leggere vada  l’augurio intenso che, come ci ha indicato Benedetto Giovio, conoscere la storia della  propria comunità  sia percorso attivo di conoscenza della propria esistenza.
Franca Aiani

 

La Chiesa non è altro che la Casa di Dio e la Porta del Cielo

E’ sempre bello e pieno di significati ricostruire la storia del sorgere e dello svilupparsi della costruzione di una chiesa di una comunità, perché ci porta a riflettere  e a riscoprire la fede di chi ci ha preceduto, le attese  e le speranze di un paese. Ho avuto modo anch’io in questi anni di lasciarmi prendere  dal desiderio di conoscere, di approfondire e di confrontare tanti indizi, piccoli o grandi che mi capitavano per le mani, che appartenessero alla comunità di Albate e di Trecallo, alle sue chiese, alla sua storia, alle sue tradizioni. Ma non ho avuto né il tempo né le occasioni di ampliare le mie conoscenze se non attraverso le pubblicazioni dell’Agorà.

Per questo sono grato a chi oggi ha voluto affrontare con passione e impegno la ricerca e l’approfondimento delle vicende legate alle chiese del nostro territorio in modo che siano un invito per tanti a ripensare a tante cose e a tante situazioni sulle quali non ci era mai capitato di soffermarci. Sono momenti di vita di famiglie, di un quartiere, sono progetti che hanno infervorato i cuori e gli animi di tante persone, sono fatiche che sono esperienze forti  di una fede cristiana, di una condivisione che hanno reso e credo potrebbero rendere ancora più bella e più piena di valori la nostra vita.
Riscoprire il passato non è fuggire dal presente e nemmeno cercare un motivo di consolazione e di speranza in mezzo a difficoltà e fatiche che sono sempre più grandi.
Anzi si resta meravigliati e stupiti di quello che un tempo i nostri antenati hanno saputo credere e vivere a tal punto che a volte ci si sente quasi … sorpassati.
Persone,  progetti, edifici, quadri,  pietre , affreschi, campane, notiziari, documenti conservati nell’archivio della parrocchia, ci parlano del passato e ci fanno scoprire una realtà  che porta con sé una ricchezza che non può essere dimenticata e non valorizzata.
Allora come non pensare a sacerdoti che con la loro vita hanno avuto il coraggio di percorrere strade nuove di impegno e di generosità, oppure come non rivalutare persone che hanno saputo dare del proprio tempo, del proprio lavoro, della loro vita  per lasciare un segno che richiamasse i valori in cui avevano creduto. Mi  è caro anche ricordare persone che nella semplicità della vita di ogni giorno, attraverso un lavoro continuo, hanno dato  esempi di carità e di generosità e hanno seminato lungo i secoli la forza di quell’Amore che non conosce stagioni.
Conoscere la nostra storia e le vicende della nostra chiese  non è rifugiarsi all’indietro, ma avere la buona volontà di guardare in avanti e raccogliere quegli inviti e quelle provocazioni che ci fanno sentire sempre vivi,  che ci risvegliano all’impegno.
Conoscere le nostre chiese vuol dire allora essere capaci di interrogarci sulla nostra fede, sul nostro essere comunità, sul modo di vivere la comunità e di essere presenti e testimoni nel nostro mondo.
Se ci capita di fermarci a pregare e a meditare nelle nostre chiese e soprattutto nella chiesa parrocchiale proviamo a stare in silenzio, a guardare e ad ascoltare. Oltre che dalla presenza  del Signore nel prezioso Tabernacolo, dal grande Crocifisso, dall’immagine della Madonna, saremo attirati dal quadro maestoso di S.Antonino martire, il nostro patrono, ci colpirà quel prezioso altare tutto intarsiato che ci ricorda che la nostra vita è una continua lotta contro il male per far trionfare il Bene.
Saremo anche attirati dagli affreschi della cupola: davanti al Padre, che ci ha donato il suo Figlio Gesù e allo Spirito che illumina, scopriremo un immensa schiera di angeli e di santi che sono in cammino verso la Luce e comprenderemo che la chiesa fatta di sassi che i nostri padri hanno voluto costruire e che noi cerchiamo di conservare non è altro che la casa di Dio e la porta del cielo.
Così infatti è scritto sul grande arco che sovrasta il presbitrerio,  “ Non est hic aliud nisi Domus Dei et porta coeli”. “Non è questo luogo altro che la Casa di Dio e la porta del Cielo”

Don Antonio Fraquelli
Parroco di Albate dal 24 novembre 1991

Gli Amici dell’«Agorà, incontri culturali albatesi»

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